in Letture consigliate

Suggerimenti per un post lungo

Non è semplice per me dare suggerimenti di scrittura, sebbene una parte significativa della mia attività sia essenzialmente la scrittura di articoli di ricerca scientifica. Forse, almeno in parte, questo è legato alla natura di quello che scrivo: non di rado un articolo scientifico viene letto da pochissime persone, e l’autore può prendersi delle licenze non ragionevoli in altri contesti (per esempio l’utilizzo di un gergo tecnico che in generale esclude lettori non appartenenti alla cerchia degli iniziati di un certo settore di ricerca). Quindi non necessariamente mi sento così qualificato per dare suggerimenti.

Detto questo, però uno dei consigli che mi sento serenamente di dare è quello di leggere: leggendo molto, e cercando di capire cosa piaccia in ciò che si legge, si può copiare uno stile, oltre che ottenere informazioni (e magari anche trarre piacere dalla lettura). Leggere, interiorizzare, sperimentare, fare proprio qualcosa non è copiare, è studiare.

Andando un po’ oltre le cose più o meno ovvie, che però forse ha senso dire comunque, voglio riportare una citazione da una cosa che sto faticosamente leggendo:

Anything that’s worth reading and is more than 300 words long has a structure of some kind. Reveal that structure, and you’ve given the reader some signposts. They see what’s coming, and that it looks interesting.” (from “Writing Without Bullshit: Boost Your Career by Saying What You Mean” by Josh Bernoff)

Ecco, il post lungo eccede le 300 parole per definizione, quindi dovete rivelarne la struttura, renderla evidente al lettore: ne abbiamo anche almeno in modo leggero parlato durante alcune pre-valutazioni dei vostri blog. Sicuramente usare dei titoli di sezioni del documento (titoli di livello 2 o 3, in gergo HTML) è utile; fare dei riferimenti, chiarire cosa il lettore si deve aspettare nei paragrafi che seguono, anche inserire elementi grafici che diano un “ritmo” visivo e un senso di struttura è utile.

Però una struttura bisogna averla prima di iniziare a scrivere. Sempre l’autore della frase riportata in precedenza parla di fat outline, invece della classica scaletta. La scaletta è uno scheletro, mentre una “scaletta grassa” chiarisce non solo la struttura ma suggerisce il contenuto delle varie parti e sezioni. Poi vale il principio divide et impera: essendo un testo lungo non verrà plausibilmente scritto in uno stesso momento, quindi si può organizzare il lavoro iniziando da certe sezioni, magari quelle più abbordabili o semplici da scrivere, per poi procedere, prendendo anche confidenza man mano. Le introduzioni sono spesso più difficili da scrivere, paradossalmente, di parti più tecniche… e in genere solo quando il resto è completo si hanno davvero le idee chiare su quale sia il contenuto generale, quindi vale la pena di scrivere l’introduzione alla fine.

Fare però una “scaletta grassa” richiede avere le idee chiare sia sul tema del quale si vuole parlare (e quindi, ancora un volta, avere letto e raccolto sistematicamente delle fonti), e può essere utile avere espressamente ed esplicitamente rappresentato alcuni punti quali:

  • l’audience del documento, chi lo leggerà (per esempio chiarire questo punto permette di scegliere il lessico e il tono più adatto);
  • l’obiettivo di chi scrive: io qui sto cercando di darvi dei suggerimenti per la realizzazione del vostro post featured, non sto vendendovi delle scope e non sto (sebbene uno possa avere il dubbio) cercando di pubblicizzare il libro che continuo a segnalare;
  • l’azione che voglio stimolare nel lettore: qui io voglio abilitarvi e anche stimolarvi a scrivere il vostro post featured, o almeno a iniziare a pensarci;
  • l’impressione che voglio generare: evidentemente voglio darvi l’idea di essere un docente che si preoccupa di darvi istruzioni utili e complete rispetto alla modalità d’esame, e anche (almeno un po’) dare l’idea di essere uno che “ne mastica” (un fondo di vanità credo sia presente in quasi tutte le attività umane, forse l’importante è tenerlo a freno e usarlo per fare cose giuste e/o bene; se io ci sia riuscito, se siete o meno d’accordo, me lo direte nei vostri giudizi anonimi all’atto della vostra iscrizione all’esame).

Anche questi punti sono discussi dall’autore del libro sopra menzionato in un post dedicato (giuro che non prendo royalties, non sono il ghost writer di Josh Bernoff).

Concludo dicendo che fa sempre bene avere un confronto, un parere su quello che avete scritto: non potete permettervi un editor professionista, ma avete i compagni di gruppo e, in ultima analisi, avete la possibilità di chiedere a me e ad Andrea Gorrini prima di dare per concluso il lavoro.

Un suggerimento a tutti: cercate di seguire il lavoro degli altri nei loro blog: questo vi darà modo, spero, di imparare delle cose interessanti, che potrebbero anche esservi utili non solo in relazione ai contenuti specifici trattati, ma anche per via dello stile, delle scelte editoriali, del modo di lavorare in generale degli altri.

Adesso mi taccio per un po’, augurando ancora a tutti Buon Natale e un felice 2018.

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  1. Forse non è la sede giusta, ma suggerisco un plugin che potrebbe tornare utile.
    Si chiama “TinyMCE Advanced” e può semplificare la preparazione di un articolo in wordpress, perchè consente di stabilire con più facilità il tipo di font, la grandezza e permette anche di creare tabelle, proprio come fossimo in word.

    Saluti

    • Thank you for writing the book, I hope the students will appreciate the book as I did. It’s really relevant to them, most of them will work in web related positions…

Webmentions

  • Non proprio una checklist, ma ulteriori consigli per i post lunghi – Sito del corso Strumenti e Applicazioni del Web 30/12/2017

    […] evitate le banalità e limitate al minimo indispensabile le informazioni (arci)note: si suppone che questo genere di post sia un approfondimento, quindi un buon test è chiedere agli altri membri del proprio gruppo se sapevano già tutto quello che viene detto. In caso affermativo, dovete interrogarvi sull’opportunità di cambiare tema o approfondire altri aspetti e ridurre significativamente quanto scritto. Naturalmente questo test si può fare utilmente sul cosidetto “fat outline” di cui parlavo in un post precedente; […]